Cosa significa “ultralight”

Giornata decisamente più leggera di ieri, anche se ho camminato per trenta chilometri. Però almeno due cose hanno fatto una notevole differenza:

  1. Un pranzo degno di tale nome (due burger da McDonalds)
  2. Circa tre ore di pausa tra l’una e le quattro per evitare il sole più pestifero.

Potremmo dire che la sosta alla catena di fast food più nota del mondo è stata la spinta principale dei primi due terzi della giornata. Volevamo arrivare là e ripagarci con quel cibo-spazzatura che solo con questo regime calorico giornaliero ci può far bene. O meglio: non può farci davvero male; rimane cibo assai poco equilibrato e di certo non salutare. Mi sono anche comprato due cheeseburger “da asporto” con extra insalata e pomodori 🤤 Ne avrei mangiato volentieri un terzo a cena. Non ho memoria in vita mia di un’occasione in cui ho mangiato hamburger di McDonalds a pranzo e a cena. Ma d’altronde non ho mai fatto un viaggio né un trekking come quello che sto facendo ora.

Ho ascoltato diversi podcast (perlopiù puntate di “Morning” accumulate nei giorni precedenti), ma non ho ripreso il libro. Anzi, ho deciso di rinviare la lettura di Sciascia a un momento migliore in cui potrò dedicargli più attenzione, e domani riprendo Jack Reacher ne “I dodici segni”. Domani comincia anche il Salone del Libro 📚😍 Dovrò sentire Andre e Cristina e chiedergli di raccontarmi qualcosa, se dovessero andarci.

Un discorso che ho ripetuto con me stesso oggi è cominciato molto presto stamattina, quando ho notato un tizio che partiva poco prima delle sei con uno zaino minuscolo (sarà stato massimo un 30 litri). Due giorni fa aveva camminato ben 32 miglia, cioè 51 chilometri. Fa senz’altro parte di quel gruppo di persone che non rivedrai mai più sul trail perché camminano troppo e veloce. Hike your own hike1. Vedere il suo zaino mi ha fatto pensare “lui sì che è un vero ultralighter”. Poi ho riflettuto: non conta il peso materiale che ti porti dietro, ma il peso di tutti i comfort (o vizi, per alcuni). Vivere ultralight è una soddisfazione enorme perché ti fa rendere davvero conto di cosa hai bisogno, di ciò che ti serve per davvero. Però significa anche avere assai chiaro a che cosa sei disposto a rinunciare: e non si tratta solo di superfluo, ma anche di ciò che altri ritengono un bene essenziale – non so, un’automobile, per esempio, anche quando mi renderebbe la vita più semplice. Io penso di essere abbastanza minimalista nella mia vita quotidiana, ma sono molto interessato a incorporare ciò che sto imparando (e imparerò ancora) qui sul trail per mettere in pratica il mantra di “Your Money or Your Life”: quando hai compreso qual è il tuo enough, tutto il resto è roba inutile e ingombrante2 – e non si tratta soltanto di roba materiale.

Donata, Claudia, Andre e Cristina mi mandano spesso messaggi vocali. Semplici, giusto due racconti di cosa stanno facendo e come prosegue la vita “a casa”. E fanno molto piacere e buona compagnia. Grazie a tutti, quindi, a distanza! 🤗

Ancora Mount Baden-Powell che ci aspetta
Ancora Mount Baden-Powell che ci aspetta

Il fast food è persino presente sulla segnaletica ufficiale
Il fast food è persino presente sulla segnaletica ufficiale

Una parte della vecchia Route 66. Dovremmo incrociare quella attuale, a un certo punto
Una parte della vecchia Route 66. Dovremmo incrociare quella attuale, a un certo punto


  1. Un modo di dire molto comune qui in America. Ognuno deve trovare il suo modo di affrontare il trail. Le sue regole, per citare ancora Dino Lanzaretti. ↩︎

  2. Clutter, in inglese. ↩︎

Dilaniato, dopo un mese di cammino

Trentaquattro chilometri e un paio di piedi così indolenziti come mai mi ricordavo hanno reso questo anniversario sul trail il giorno in assoluto più stancante. Sono arrivato al campo devastato; ho dovuto prendermi un ibuprofene perché mi togliesse un po’ di dolori muscolari e riuscissi a montare la tenda e approntare le cose per la cena. Almeno siamo in un campground attrezzato, perciò ci sono tavoli, fontanelle per l’acqua, e cessi pubblici. Speravo di riuscire ad andare in bagno, ma ero troppo stanco anche per quello; persino per farmi una doccia (che però costava $1, che io non avevo in monete). Però sono finalmente in piano con la tenda, perciò spero di dormire decentemente stanotte. Devo imperativamente riposarmi come si deve, perché domani sarà un’altra giornata impegnativa – ma senza dubbio più leggera di oggi. Lo spero davvero.

Nota a margine sull’attrezzatura: speravo che le scarpe del La Sportiva si comportassero meglio, e invece mi continuano a procurare vesciche sui calcagni. Come se non ci fossero già abbastanza fastidi.

Sullo sfondo, il Monte Baden-Powell, poco sotto i tremila metri. È una delle cime più frequentate dai losangelini. Il trail ci passa praticamente in cima, con una piccola deviazione.
Sullo sfondo, il Monte Baden-Powell, poco sotto i tremila metri. È una delle cime più frequentate dai losangelini. Il trail ci passa praticamente in cima, con una piccola deviazione.

Alle Cascate di Rauros

Anzitutto: ho percorso trecento miglia1 sul PCT 🎉

Nella lista delle cazzate devo includere il detour di oggi per il cambio dello zaino. Quattro ore (e un buon hamburger) per sbarazzarmi dell’Unbound da 40 litri (un po’ mi è dispiaciuto lasciarlo andare 😭) e recuperare un Durston da 55. Il materiale non mi entusiasma (avrei preferito quello tipo Dyneema2, ma ho dovuta fare una scelta tra disponibilità ed estetica/gusto. Dato che quello da 40 era diventato una tagliola per le mie spalle, ho preferito fare il cambio quanto prima. Mi preoccupa più quanto resisterà all’acqua di una pioggia intensa, ma in fondo non credo faccia tutta questa differenza. E così ho un altro zaino da aggiungere alla collezione. Evviva!

Giornata bella intensa anche oggi, e temo di stare inseguendo un po’ troppo le persone che camminano davanti a me o mi superano. Non credo vadano così tanto più veloce di me, ma basta anche un dieci percento e la distanza diventa incolmabile fino a quando ci si ferma. Amen. Ricordiamoci sempre che le regole di questo mio PCT le decido io: non Fabio, non Alex, né chiunque altro più veloce o lento di me.

Sono ritornato un’altra volta sulla questione dei social, e sul perché credo che, a lungo andare, siano dannosi per gran parte delle persone, me incluso. Ho citato Seneca e, di nuovo, Lanzaretti perché credo riprenda anche lui un po’ il filosofo latino. Non mi dispiace camminare da solo, ma non ho ancora provato a essere davvero da solo: c’è sempre qualcuno che conosco e che “mi aspetta” al campo a cui sono diretto. Arriverà anche il momento di qualche giorno completamente da solo.

Domani vorrei cominciare ad ascoltare qualche libro. Non so decidere se continuare Jack Reacher (anche se non mi ricordo moltissimo il libro che ho cominciato qualche mese), oppure cominciare David Foster Wallace o Sciascia3, entrambi libri brevi (qualche ora al massimo). Mi tengo anche la puntata di oggi di Morning non ancora ascoltata perché sarà una lunga giornata: probabilmente faremo un altro stretch da trenta chilometri, quindi bisognerà prenderla bene e avere tanta roba con cui riempire il tempo.

Questo posto mi ha ricordato le Cascate di Rauros, luogo della Terra di Mezzo di Tolkien.
Questo posto mi ha ricordato le Cascate di Rauros, luogo della Terra di Mezzo di Tolkien.


  1. Poco meno di 500 km. ↩︎

  2. Forse varrà la pena fare un post in cui provo a spiegare un po’ di gergo di tutti questi materiali usati nell’attrezzatura. Se ricordo bene, ho ancora una laurea in scienza dei materiali 🤓. ↩︎

  3. Vorrei leggere “Una cosa divertente che non farò mai più” e “La scomparsa di Majorana”. ↩︎

Ci è andata bene

Se così non fosse stato, non sarei a scrivere qui anche stamattina. Non posso dire di stare benissimo, ma mi sembra che la febbre sia passata, anche se l’appetito non è ancora tornato (sono ormai diciotto ore che non mangio).

Mi sono svegliato alla solita ora, intorno alle sei, ormai abituato alla routine in tenda. Ci sarebbero parecchie cose da fare oggi, ma bisogna vedere come staremo. Dobbiamo anche gestire la prenotazione dello chalet in cui siamo – trovato all’ultimo momento ieri prima di tornare indietro e annullare la tappa giornaliera – e capire di quanto tempo avremo bisogno per recuperare davvero. Siamo partiti domenica scorsa da Banning, e l’attraversare Mission Creek più le San Gorgonio Mountains è stata davvero una fatica improba1: non è normale che dopo questi quattro giorni il corpo non abbia bisogno di calorie. Anche adesso, seduto in poltrona in soggiorno, sento il mio stomaco sottosopra, come se stesse ancora digerendo le due misere piadine di ieri.

Abbiamo anche scoperto che pure Alex, uno del gruppo di tedeschi con cui stiamo camminando, è stato male ieri sera. È improbabile che una cosa così rapida sia dovuta a qualche batterio nell’acqua; più probabilmente si tratta di un virus intestinale2. Ma la domanda vera è come l’abbiamo preso? Chi ce l’ha passato, visto che nessuno di noi condivide cibo o acqua e siamo costantemente all’aperto?

Una cosa (anzi, forse due) positiva c’è: siamo in una città abbastanza grande fornita di tutti i servizi essenziali, incluse guardie mediche e farmacie. Ma soprattutto: ieri abbiamo fatta la scelta migliore che potevamo fare: rinunciare a proseguire e trovare un modo per tirarci fuori dal trail quanto prima. Non voglio neanche immaginare come sarebbe stata la notte scorsa se l’avessimo passata in tenda.


  1. Credo sia l’aggettivo che ho usato più spesso per descrivere gli ultimi quattro giorni di trail. Rende benissimo l’idea di uno sforzo poco o per nulla ripagato. ↩︎

  2. Il virus responsabile è stato identificato in un ceppo della famiglia dei norovirus, che causano le peggiori gastroenteriti. ↩︎

Sagge decisioni da fare in montagna

Poche foto per una giornata parecchio difficile. Partito benissimo con un sacco di energia e voglia di camminare quanto più possibile per accorciare la distanza da Big Bear, già a metà mattina qualcosa si è incrinata: Fabio è stato male dopo colazione, senza alcun apparente motivo – abbiamo data la colpa a uno Snickers, ma aveva ben poco senso. Nel giro di qualche ora, intorno al momento in cui avremmo voluto fare la pausa pranzo, anche Sarah è stata male, e molto peggio di Fabio. Comincia a farsi strada l’idea più ovvia: acqua contaminata, benché nessuno di noi abbia mai bevuto senza prima filtrarla. Però anche i filtri possono essere difettosi o noi disattenti durante l’operazione – basta poco perché un filtro perda un po’ d’acqua sporca che si va a infilare nella bottiglia di quella pulita. Mentre Sarah è piegata da conati di vomito ogni venti minuti, Fabio e io facciamo un test ai nostri filtri, e tutto sembra okay. Io poi non ho alcun sintomo, avevo appena finito di gustarmi due piadine al tonno.

Mentre proviamo a elencare tutte le cause possibili che ci accomunano, non ci sfugge che dobbiamo fare una scelta e anche rapidamente; sono quelle situazioni in cui, soprattutto in montagna, bisogna avere il coraggio di rivedere o cancellare i propri piani perché gli esiti potrebbero essere infausti. Una strada che porta a Big Bear passa a circa settecento metri da un punto acqua che abbiamo oltrepassato un chilometro e mezzo prima. Con parecchia fatica di Sarah, riusciamo a tornare indietro (ci avremo messo il triplo del tempo dell’andata); mentre Fabio, che nel frattempo sta un po’ meglio, sta con lei al punto acqua, io raggiungo la strada statale nella speranza di trovare qualcuno che si fermi per aiutarci. Dopo una decina di minuti di autostop senza successo, un gippone nero quattro per quattro si ferma, e due uomini di rientro dal lavoro mi chiedono se abbia bisogno: avevo provato ad attirare l’attenzione delle macchine mettendo due zaini a bordo strada, sperando che si intuisse che non stavo cercando un passaggio in città per pigrizia.

L’uomo alla guida è subito gentile e disponibile e convince il socio un po’ riluttante a liberare i posti dietro dai loro attrezzi di lavoro. Gli dico che i due amici sono a settecento metri lungo la strada, così lui decide di portare giù il pick-up fino al punto acqua.

Arriviamo a Big Bear alle cinque passate, tutti e tre allibiti di quanto siano state gratuitamente gentili le persone che finora abbiamo incontrate in prossimità di qualche città. Dopo una doccia, ci cominciamo a chiedere se qualcun altro del gruppo con cui stavamo camminando fosse stato male, e facciamo a malapena in tempo a tornare dal supermercato con cento dollari di cibo (perlopiù frutta e verdura), che anch’io comincio a sentirmi poco bene. Nel giro di un’ora è evidente che mi sia venuta una febbre parecchio alta, anche se non ho gli stessi sintomi degli altri due. Mi bevo una tisana calda, e l’unico posto in cui riesco a stare è sdraiato sul divano nel mio sacco a pelo, nonostante ci siano almeno venti gradi in casa. Non prendo nulla per la febbre – se il corpo la causa, ci sarà un motivo – e mi addormento nel giro di qualche minuto.

Un “campo” di pigne
Un “campo” di pigne

Cosa vorrebbe contenere il mio cammino?

Seconda giornata di fatica improba perché abbiamo dovuto risalire la restante parte di Mission Creek. Col senno di poi, avrei tranquillamente saltata l’intera sezione. Ora siamo a trenta chilometri da Big Bear, e la tentazione di seguire un paio di persone del gruppo che hanno intenzione di arrivarci domani sera c’è. Però so che il mio corpo non reggerebbe; ci riuscirei, sì, ma pagherei un prezzo altissimo. Per che cosa poi? Arrivare un giorno prima dove? Ho comunque intenzione di fermarmi un giorno e mezzo, perciò la fretta non ha davvero senso. Non vedo l’ora di essere di nuovo in città per potermi riposare come si deve. Mangiare e riposare. Voglio anche fare due conti più precisi di quanto mi è costato finora il viaggio.

Camminando lungo il letto del fiume, ci siamo chiesti più volte dove fosse il sentiero “originale”. Io ho detto che in quel momento non stavamo camminando davvero sul PCT perché non esisteva più, perciò saltare o meno quella sezione non avrebbe cambiato molto. Al che mi è stato risposto: se sei qui perché vuoi camminare dal Messico al Canada, allora conta; devi percorrere a piedi l’intera distanza. Io trovo che un traguardo del genere sia un feticcio: non ci credo che qualcuno possa essersi imbarcato in un viaggio del genere solo per camminare tra due punti arbitrari del globo. Fare un passo dietro l’altro solo per fare qualcosa di diverso o incredibile (da raccontare magari). Il cammino è un contenitore, è un mezzo per un fine: hai intenzione di riempirlo soltanto di passi? O di sabbia, aghi di pino, foglie secche, neve o che altro?

Dino Lanzaretti, un viaggiatore e esploratore italiano che ho scoperto proprio qui sul trail guardando un po’ di suoi video su YouTube, ha detto che un qualsiasi viaggio può fallire solo se lasci che gli altri dettino le regole. Se invece sei tu a decidere perché stai facendo questo viaggio e che cosa ti spinge ad andare avanti, non potrai mai davvero fallire.

Si vede Mission Creek e, sulla destra, ancora San Jacinto
Si vede Mission Creek e, sulla destra, ancora San Jacinto

Il disastro di Mission Creek

Altra giornata dalla fatica improba. Forse la peggiore finora perché la fatica non è stata affatto ripagata. Abbiamo dovuto camminare per circa quindici miglia nel letto di un fiume perché il percorso del trail è stato spazzato via da una tempesta ad agosto del 2023. Non ho fatto moltissime foto, anche se stamattina ci sono state un paio di occasioni sul San Jacinto, ormai in lontananza.

Oggi è cominciata la quarta settimana di cammino. Domenica prossima, prima di ripartire da Big Bear, sarà d’obbligo commemorare questo primo mese. Come sta andando? Penso di essere ancora troppo vicino alla partenza, ma si comincia ad ingranare la routine ormai.

Ho chiesto ai tre compagni di cammino se avessero qualcosa di cui sentiranno particolarmente la mancanza; mi hanno risposto di no, nulla in particolare. Può essere davvero così? Nulla che gli sia venuto in mente e per cui vorrebbero poter essere altrove e non da qualche parte lungo il PCT?

La mia risposta è stata il Salone del Libro di Torino. Non è certo l’evento più importante, ma è stato il primo a venirmi in mente. Ci sarei andato con qualcuno e là avrei avute diverse occasioni di incontrare un po’ di amici che ho incontrati negli anni intorno al mondo di editoria, libri, e scrittura.

Due italiani, un tedesco, e una svizzera fanno un’escursione
Due italiani, un tedesco, e una svizzera fanno un’escursione

Mission Creek, dove un anno fa c’era ancora il PCT
Mission Creek, dove un anno fa c’era ancora il PCT

Tre settimane sul trail

Dalla Whitewater Preservation Area, una delle aree campeggio più rilassanti in cui siamo passati finora. Preludio a un paio di giornate abbastanza toste perché ci aspetta la temuta “traversata” di Mission Creek: il sentiero è stato spazzato via l’anno scorso dalla tempesta Hillary, e ciò che rimane è il letto di un enorme fiume – il creek del nome – e ci sarà un po’ da inventarsi il sentiero. Anche la PCTA, l’associazione che gestisce e salvaguarda il sentiero, ha sconsigliato di percorrere Mission Creek proprio per l’assenza di sentiero. Nulla di pericoloso di per sé, ma il rischio di perdersi è concreto. Un ulteriore problema sarà trovare dei luoghi adatti dove fermarsi la sera. Ce la faremo? Certamente, in un modo o nell’altro 💪🏻

La Highway 18 sarà la nostra destinazione. Poi Big Bear Lake
La Highway 18 sarà la nostra destinazione. Poi Big Bear Lake

Sempre gli stessi fiori del deserto, ma sempre affascinanti
Sempre gli stessi fiori del deserto, ma sempre affascinanti

Il letto del fiume Mission Creek: dovremo risalirlo per buona parte senza alcuna traccia di sentiero
Il letto del fiume Mission Creek: dovremo risalirlo per buona parte senza alcuna traccia di sentiero

Bye bye San Jacinto

Quattro giorni e non so più quanto dislivello (solo oggi, più di mille metri). È stata una cavalcata molto impegnativa, difficile mentalmente e fisicamente. Mi ha messo alla prova diverse volte, ma alcuni ambienti attraversati ci hanno lasciati senza fiato.

Arrivato a fine giornata, dopo venti estenuanti chilometri, scopro che il posto tenda dove stavamo tutti pensando di fermarci è pessimo: un vento forte da ovest rende inagibili quasi tutte le postazioni – ovviamente chi è arrivato prima si è preso le migliori. Così, un po’ deluso e un po’ arrabbiato – con chi non si sa, perché vento e acqua non fanno preferenze né portano rancore – ho mangiata una barretta, preso un ibuprofene per il ginocchio, e mi sono rimesso in marcia. Altri cinque e rotti chilometri per un posticino instabile e in pendenza. Il vento non cessa e mi riempie di sabbia la tenda, ogni tanto piove, e io continuo a scivolare sul materassino. Sarà una notte non proprio al top, ma questo è il meglio che sono riuscito a trovare oggi.

Sto continuando a registrare le mie letture dal libro, ma non ho mai avuto internet fino a stasera – e anche qui va e viene. Recupererò a tempo debito tutto gli aggiornamenti.

Che cosa mi sto dimenticando? Forse qualcosa della vita che ho messa in pausa e mi sembra così lontana, non lo so. Vorrei tanto potermi fare una doccia, mangiare qualcosa, e tornare per un breve periodo alla civiltà. Intanto abbiamo superato le duecento miglia 🎉

Nomi interessanti, speriamo soltanto allusivi
Nomi interessanti, speriamo soltanto allusivi

Il monte San Jacinto, parete nord
Il monte San Jacinto, parete nord

San Jacinto e le Alpi in California

Notte miserabile ieri: stanco morto, devastato dalla lunghezza e inaspettata difficoltà del sentiero, il forte vento notturno ha fatto il resto e mi ha impedito di riposare come avrei voluto e dovuto. Perciò oggi il problema muscolare al ginocchio si è presentato ben prima del solito.

Ambiente ancora prettamente alpino. Boschi di altissime conifere, molte cadute e spezzate da vento e temporali – apparentemente questo versante di San Jacinto è stato risparmiato dagli incendi. Un ambiente familiare anche per le quote toccate: punto più alto intorno ai 2700 metri, che per fine aprile è parecchio in alto. Nell’ultimo tratto di oggi, enormi massi su cui si erano frantumati i mastodontici tronchi mi hanno fatto immaginare una mitologica guerra tra alberi e rocce di queste zone, come se fossimo nella Terra di Mezzo: Ent contro giganti rocciosi in granito, non si per quale primato.

Giornata corta (circa 15 chilometri) di quasi riposo, in preparazione alle ultime due che ci attendono per concludere questa sezione breve ma intensa, in cui le Alpi hanno trovato un posto persino nel sud della California.

L’alba in montagna ha sempre un suo fascino
L’alba in montagna ha sempre un suo fascino

Ho già detto che gli alberi sono enormi?
Ho già detto che gli alberi sono enormi?

Mount San Jacinto (3092 m)
Mount San Jacinto (3092 m)

Ancora corsa a ostacoli
Ancora corsa a ostacoli

Siamo passati dal facile e scorrevole deserto a un sentiero prettamente alpino: rocce granitiche, pini e abeti enormi morti per gli incendi e sradicati dal vento, salite tortuose su tratti di sentiero esposto. In più, la neve, che è comparsa in più punti superata una certa quota (credo fossero i 2100 metri).

È stata anche una giornata molto difficile per me: sono andato quasi nel panico quando ho smarrito il sentiero. Tirava un forte vento da ovest, ero su un punto esposto, e il sentiero faceva uno stretto tornante a sinistra. Non riuscivo a trovare dove girasse. Una volta trovatolo, l’ho perso di nuovo poco dopo, perché gli alberi caduti erano talmente tanti che confondevano diversi percorsi mezzi battuti tra la vegetazione bassa. Ho urlato, ho imprecato contro tutto e contro i tre del gruppo che non mi avevano aspettato, pur sapendo del mio problema al ginocchio e dell’evidente difficoltà di questo tratto del trail. Ho avuto paura di non riuscire a trovare un posto tenda decente, ho avuto paura che arrivasse il tramonto e io non avessi trovato un posto ragionevolmente sicuro dove mangiare e dormire. Mi sono sentito (di nuovo) un nulla insignificante, talmente piccolo che la Natura – abusiamo di questo termine generico – mi avrebbe potuto schiacciare in un istante. Non l’ha fatto però, mi ha dato l’occasione di riprendere il controllo di me stesso, di guardare la mappa sul telefono e ritrovare l’orientamento verso il trail.

Ora sono qui, in tenda con una bottiglia d’acqua calda tra i piedi, a 2520 metri di quota, pregando non so bene chi o che cosa perché non faccia salire troppo il vento. La temperatura dovrebbe scendere parecchio (intorno ai 3 gradi), ma l’effetto del vento a questa quota ci farà andare tranquillamente sotto zero. Questa è stata la giornata in assoluto più difficile di tutte, sotto qualunque punto di vista. Spero di riuscire a dormire abbastanza bene e senza patire troppo il freddo.

Ciò che resta di foreste bruciate nel 2013
Ciò che resta di foreste bruciate nel 2013

Il primo incontro con la neve
Il primo incontro con la neve

Sembro vestito come se fosse dicembre. In montagna, più si sale, più tardi arrivano le consuete stagioni e le loro temperature
Sembro vestito come se fosse dicembre. In montagna, più si sale, più tardi arrivano le consuete stagioni e le loro temperature

San Jacinto Wilderness

Cinquanta miglia e quattro giorni per attraversare la catena montuosa di San Jacinto. Speriamo che le previsioni non siano troppo avverse: siamo già saliti ben oltre la solita quota – siamo quasi a duemila metri stasera – e sembra che fino a venerdì ci sia un abbassamento della temperatura a causa di una piccola, forse innocua, perturbazione. Non dovremmo rischiare l’acqua, ma probabilmente arriveremo vicino allo zero poco prima dell’alba, forse anche qualche grado sotto a causa del vento.

Ho deciso che sul blog pubblicherò dei brevi audio – quando avrò a disposizione internet – in cui leggo alcuni estratti dall’unico libro di carta che continuo a portarmi dietro: “L’ebbrezza del camminare” di Émeric Frisset.

Acqua💧

Poco meno di venti chilometri alla Highway 74, cioè il ritorno a qualcosa che potremmo chiamare civiltà. Il ginocchio è ancora conciato male dopo una mattina di saliscendi; senza un ibuprofene non sarei arrivato senza dolore al campo anche stasera. Però domani, nonostante un dislivello positivo cumulativo di quasi 700 metri (sempre che l’app che uso faccia i conti giusti, e non mi fido troppo), arriveremo al tanto agognato Paradise Valley Cafe. Dovremo poi trovare un posto dove dormire prima di spostarci verso Idyllwild, ma ci penseremo domani sera.

Oggi è stata la giornata più difficile finora sul fronte risorse idriche. Zero fonti affidabili se non un minuto rigagnolo fangoso – l’acqua infatti ha un retrogusto molto ferroso – a circa metà tappa. In questa prima parte del PCT, che durerà ancora parecchio (le sezioni desertiche difficili ci aspettano più avanti), la chiave di volta di ogni giornata è davvero l’acqua. Non il posto dove metterai la tenda o dove mangerai, ma quanto a lungo dovrai camminare prima di trovare altra acqua. E sembra assurdo pensare che, quando (e se) arriverò in Sierra Nevada, l’acqua diventerà invece un ostacolo: i torrenti in stile alpino che dovremo guadare più volte saranno i nostri peggiori nemici, ossia i punti oggettivamente più pericolosi del sentiero.

In questi giorni sto camminando con un gruppo di cinque persone: oltre a Fabio – che ora cammina molto più veloce di me che ho un ginocchio acciaccato – ci sono Judith, danese che ha interrotto una thru-hike nel 2022 per un infortunio; Tina, tedesca che adora noodles piccanti con burro di arachidi per cena; Jerky, trail name1 di Lena, una ragazza franco-belga, molto veloce anche a lei a camminare nonostante lo zaino bello grosso (un sessanta litri pieno pieno). Non so dire quanto a lungo resisterà il gruppo, ma ho capito che questo tipo di domande ha vita breve sul trail: si pensa all’acqua, al cibo, e a come razionare le risorse per affrontare i chilometri che ci aspettano. Il resto è tutto in più.

Rettili che sembrano preistorici
Rettili che sembrano preistorici

Ciò che chiamo “casa” in queste settimane
Ciò che chiamo “casa” in queste settimane


  1. Un “trail name” è un soprannome che non puoi sceglierti, ma ti verrà assegnato da qualcun altro. Spesso è più facile riconoscere e ricordarsi di alcune persone grazie a questi nomignoli. ↩︎

Riserve

Quaranta chilometri al Paradise Valley Cafe e quindi all’ingresso a Idyllwild e alla San Jacinto Wilderness Area. Però il numero non dice affatto quali saranno le fatiche che dovremo fare. Prima fra tutte, la solita e la più critica: dove possiamo rifornirci d’acqua? Il deserto non fa sconti e ti costringe a pensare solo a quella. Oggi ho rischiato di fare gli ultimi quattro chilometri e mezzo con un solo litro e una giornata ancora molto calda. Mi sono fermato a prendere un po’ d’acqua a un piccolo rigagnolo – mi sono pentito dopo di non aver scattata una foto – ed è stata una bella iniezione di energia mentale (le gambe erano già a pezzi).

Se c’è una cosa che questa giornata mi ha insegnata è la capacità di saper razionare le proprie risorse: materiali (acqua e cibo), fisiche, e mentali.

Sì, è un po’ sempre il solito ambiente
Sì, è un po’ sempre il solito ambiente

La magia del trail a fine giornata: burrito più birra 🤤
La magia del trail a fine giornata: burrito più birra 🤤

Lentamente

Anche oggi ho concluso una giornata da 18 chilometri, nonostante il ginocchio un po’ acciaccato. Ho fatto un consulto con una fisioterapista che mi ha dato un paio di consigli e qualche esercizio di stretching/mobilità da fare: ne ho fatti un paio al pit-stop delle cinque, ma da domani devo mettermi seriamente d’impegno altrimenti non ne verrò fuori.

È difficile non farsi trascinare dal gruppo. Vogliamo arrivare a tutti i costi insieme a qualcuno, per farci una specie di compagnia a distanza, basta che le nostre tende siano vicine. Un po’ di calore umano.

Devo riuscire ad arrivare al Paradise Valley entro domenica, perché è il più lungo stretch che posso fare con il cibo che ho con me. Però non devo strafare, devo tenere il mio ritmo lento ma costante. Domani ci sarà un po’ più di salita, mentre oggi avremo fatto al massimo 400 metri in tutta la giornata. E salite e discese sono le più toste per il mio ginocchio. Ma ce la posso fare. Ce la devo fare. Non è questo il giorno in cui mi arrendo.

Dicono tutti che il PCT è molto facile da seguire. È vero
Dicono tutti che il PCT è molto facile da seguire. È vero

La celebre “Eagle Rock”
La celebre “Eagle Rock”

Sembra di camminare nella Contea
Sembra di camminare nella Contea

I regali del centesimo miglio

Cento miglia, ossia centosessanta chilometri 🎉
Cento miglia, ossia centosessanta chilometri 🎉

Primo traguardo ufficiale, cioè marcato sul sentiero: le cento miglia (160 km, poco più di metà del pezzo del Cammino di Santiago e due volte la Translagorai).

Ahimè, non posso dire che sia stata una buona giornata: mi è comparsa la prima vescica sul tallone del piede destro – a me le vesciche ai piedi non vengono mai – e, ancora peggio, è saltato fuori un dolore muscolare o tendineo al ginocchio sinistro: nel 2022 fu il turno del destro, ora facciamo cambio. Non posso dire che sia lo stesso problema – alla fine non so neppure dire quale sia stato il problema nel 2022 – ma mi preoccupa assai: è un dolore acuto e difficile da sopportare, soprattutto le salite discese più impervie. Io penso sia un caso di overuse, cioè ho spinto troppo nei giorni precedenti e ora devo riposare. Ma se dovesse essere proprio come l’altro ginocchio, allora non avrei troppe chance di proseguire perché mi servirebbero dei mesi per recuperare. Domani mattina sono riuscito a prendere un appuntamento con una fisioterapista “itinerante” che si prende cura di questi problemi degli hiker durante la stagione. Sono un po’ scettico perché sarà un appuntamento online, ma è il massimo che posso fare adesso. Una delle paure più grandi che avevo alla partenza si è concretizzata; ora devo trovare il modo migliore per reagire. Qual è la cosa peggiore che potrei dover gestire?

L’unica persona che mi accompagna sempre.
L’unica persona che mi accompagna sempre.

Bye bye Julian! 👋 🍔🍺 Food, rest, some very friendly encounters. Albeit with a little muscle soreness left, we feel we fully recharged our batteries. The next real town is going to be Idyllwild 🌳

Zero day at Julian

First zero day1 in Julian, a small town in San Diego County. It was founded for the purpose of housing those who came to prospect for gold and other valuable natural resources of which California – along with neighboring Arizona – was very rich in the late 1800s.

We already knew Julian was a very hiker friendly place, but we experienced it firsthand. Not only the snack of apple pie and ice cream offered to all the hikers, but also a dinner in a Mexican restaurant that an American couple decided to pay for us because we are Italian, came from the other side of the ocean to hike and explore their country2. A gesture of friendship and kindness that left us stunned and wordless, and for which we can only be thankful 🙏

Free apple pie, ice cream scoop, and soda for every PCT hiker.
Free apple pie, ice cream scoop, and soda for every PCT hiker.

Yep, we’re at the small red heart, bottom left.
Yep, we’re at the small red heart, bottom left.

Yes, I’m finally eating a salad. And no, I’m not wearing a trash bag, but it’s close. Very windproof and lightweight.
Yes, I’m finally eating a salad. And no, I’m not wearing a trash bag, but it’s close. Very windproof and lightweight.


  1. A “zero” means a day with no progress on the trail. A “nero” means “near zero”. ↩︎

  2. Or perhaps because we Italians are often revered for the culture and cuisine mastery we represent around the world. These are clichés, of course, but we all think by stereotypes at times. ↩︎

The first trial

I don’t know when I got around to writing last night, but tonight was tough. The trail really tested me for the first time with some slightly adverse weather conditions: intermittent gusts of wind but strong enough to make it impossible to pitch the tent. We walked longer than planned – I think almost 25 kilometers – so as to shorten the last stretch before Julian as much as possible. Tomorrow we should have about fifteen kilometers to go 🎉 Then a city, which means: a bed, shower, a dinner like god prescribes.

Not finding an easy tent site right away like other days has put me in an unwanted anxious state. And when I panic a little bit, I react a little bit like a child, “so I don’t do this anymore.” As if I really had a choice: I had to find a tent site, I had to set it up, I had to make dinner. There were no alternatives.

Now I’m ready to go to sleep, my tent set up behind two bushes near another group of hikers I don’t know. I’m not in a picnic area like yesterday, and here the night noises are quite a bit wilder. Am I scared? A little, yes. But of what, really? Of a mountain lion assaulting me during the night? Of rats gnawing on my tent guy lines or eating my shoes? What is really the worst thing that could happen? Probably nothing at all. Good night then.

Peeking the sky just before dawn.
Peeking the sky just before dawn.

An extra load of water for a dry stretch in the desert.
An extra load of water for a dry stretch in the desert.

The night at the Mount Laguna lodge – a very expensive place for a real shithole – made us starting late again. Quite late: before ten o’clock we were not yet back on the trail. I wanted to eat a real breakfast and went back to the tavern where we had lunch on Wednesday. After four French toasts with berries and maple syrup and two scrambled eggs, I feared I had eaten too much: I was reminded of the bad day during last year’s Translagorai when I binged on fried krapfen with jam, and until the evening my stomach was in turmoil; I could barely enjoy a few hours of hiking that day. Fortunately, this was not the case: after half an hour of hiking, my body immediately began to burn those precious calories and my engine was well warmed up for the day.

Despite the very late start we still managed to do 18 kilometers, which is not even 12 miles. It may not be much, but I’m arriving pretty tired at the end of the day. I am slowly building the stamina and muscles I will need in the weeks ahead, and no one is running after me. Rushing the first hundred miles or so is among the worst thing an aspiring thru-hiker can do.

The environment is more or less the same: coniferous forests similar to those of Mediterranean climates, low shrubs, many of which are the beginnings of future forests (my guess) restored after a fire, the corpses of which we encountered occasionally.

Tomorrow we have the first of two fairly intense days: we are 24 kilometers from the point where we will have to get the first hitchhike to get to the town of Julian, a classic stop for almost all PCT hikers. The problem is always being able to manage water, the critical element that determines all plans day by day.

Remainders of burned forests are everywhere.
Remainders of burned forests are everywhere.

US pinecones are just bigger, as anything else: cars, burgers, sodas, and distances.
US pinecones are just bigger, as anything else: cars, burgers, sodas, and distances.

How many miles to walk? Too many, just forget about them.
How many miles to walk? Too many, just forget about them.

The holes are the way woodpeckers store their food: acorns. Amazing.
The holes are the way woodpeckers store their food: acorns. Amazing.